Sunday, April 30, 2006

correctio alla tartaruga diffidente

Memoria ansiosa, ontologia ansiosa, voglia di ricordare ma col rischio sincero di farlo male( ontogenesi dei revisionismi azzardati), strafalcioni di notizie, informazioni ansa, exit pol che uniti a dichiarazioni ufficiose riviste e corrette, negando la propria immagine che parla, dice, propone, coglionizza o sperpera parole su attici di 80 mq, divengono fumo e poi demaquillage di pseudoinformazione democratica.
Cimiteri di web pages di cui restano solo i titoli come referti di lapidi mortuarie virtuali ma espressive di questo tempo che vive nell’etere, nell’mp3, nel Dvx e nell’eternet.
Ansia come cifra di un discorso che fugge fatto di sms- short metaphisical system(of communication)- e chat lines dove l’attesa si sposta sull’indumento che cade come l’ultima frontiera etnica, attesa nella telepromozione di nuovi valori che determinano il senso di un acquisto prerenderizzato, dove tutto si perde tra battaglie preventive e sottocultura proletaria infarcita di bianche tute che disobbediscono soltanto alla logica del buon senso.
Derrida raccontava di una “fattoria di animali che decide di fare un pic nic. Partono tutti e arrivati nel posto prescelto si accorgono di avere dimenticato l’apriscatole.
Chi va a prenderlo? Si offre la tartaruga, che avverte Guai però se cominciate a mangiare prima che torni. Gli animali sono perplessi, ma d’altra parte nessuno ha voglia di ritornare fin laggiù dunque la lasciano partire. Passa un’ora, ne passano due, tre, si fa quasi sera e la tartaruga non torna. A un certo punto la papera dice Forse potremmo mangiare almeno l’antipasto il cane si rifiuta, il gatto ci sta, ci sta la capra, gli animali si avvicinano agli affettati. E da un albero in fondo alla radura sbuca fuori la tartaruga : Guardate che se incominciate a mangiare io non vado.
Fermo immagine sul vuoto dove lo stazionamento ontologico si fa programma per una metafisica delle eterne attese.

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